Morire di cantiere
Giovedì su Chips & Salsa ho parlato di una vicenda che mi ha colpito molto. È una storia non conforme. Mauro ha un blog (http://moriredicantiere.wordpress.com) ma non si definisce blogger né blogstar. Lui è di Monfalcone, città prigioniera del suo essere eterna periferia, nominata dal resto del Paese solo quando viene varata una nuova nave da crociera. Generazioni di amministratori e industriali scellerati hanno condannato questo spicchio di Venezia Giulia a semplice indotto vivente di Fincantieri. Basti pensare che oggi il 60% del Pil di tutta la provincia di Gorizia è collegato all’azienda navale, a spese del turismo (inesistente), del commercio (agonizzante), dei servizi (quali?).
È l’area più depressa del ricco nordest, oggetto di un’immigrazione selvaggia che sta mettendo a rischio gli equilibri sociali (28 mila abitanti, quasi 60 mila se si considerano i lavoratori venuti dal sud Italia e dall’estero), di speculazioni edilizie.
Ebbene, qui a Monfalcone l’8 aprile scorso sono iniziati i festeggiamenti per il centenario di Fincantieri, azienda presente sul territorio dal 1908 per volontà della famiglia istriana Cosulich.
Mauro e altre persone si sono incontrate, e hanno deciso di raccontare la loro Monfalcone, quella di chi vive in prima persona la contraddizione tra questi fasti sgargianti e una quotidianità ben diversa. Morti sul lavoro, infortuni, una strage di lavoratori sterminati dall’amianto, camorra, il problema del caro-affitti, ditte che lavorano in Fincantieri in un dedalo di appalti e subappalti in odore di malavita.
E soprattutto il silenzio dei media locali, come Il Piccolo e Il Messaggero Veneto, che hanno dato pochissimo spazio negli scorsi mesi alla prima storica condanna per omicidio colposo nei confronti dei vertici aziendali, in relazione alla morte di Annamaria Greco, una delle centinaia di persone uccise per aver respirato amianto sul posto di lavoro. L’azienda sapeva della pericolosità di questa sostanza, utilizzata nei rivestimenti e come termoisolante. Eppure ha taciuto. Per anni.
Oggi, secondo le statistiche fornite dai più prestigiosi istituti di ricerca internazionali, una cittadina come Monfalcone (28 mila abitanti, appunto) dovrebbe registrare un caso di mesotelioma (il tumore alla pleure causato anche dall’inalazione di amianto) ogni 10-15 anni. È un tumore molto raro, dopotutto. A Monfalcone vengono scoperti circa 2-3 nuovi casi al mese, e gli ultimi morti di questa strage silenziosa si avranno nel 2030 circa.
Bene, non posso che raccomandarvi le pagine di "Morire di Cantiere". In meno di un mese dal suo debutto registra circa 100-150 contatti al giorno. Se facciamo girare il link potremo contribuire ad aiutarli a raccontare una storia diversa, nel pieno rispetto dei più nobili principi del citizen journalism.


