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Parte l’avventura di Codice Internet

Molto interessante la conferenza di presentazione di Codice Internet, tenutasi oggi a mezzogiorno a Palazzo Marino. Al di là della nuda cronaca dell’evento, che nei prossimi giorni vedremo ripetuto su giornali, blog e siti web, mi ha colpito molto la ricchezza del programma.

Avrei però preferito uno stile più diretto nello spiegare al pubblico un concetto fondamentale: l’Italia vive una situazione gravissima in quanto a digital divide. E non stiamo parlando solo di infrastrutture e di una liberalizzazione del mercato che oggi non c’è.

Il divario digitale nasce per mancanza di una cultura alle nuove tecnologie: questa dovrebbe essere coltivata a partire dalle scuole, chiamate a educare i più giovani a un uso proattivo dei mezzi tecnologici. C’è poi il ruolo degli operatori dell’informazione (quindi mi ci metto in mezzo pure io), i quali dovrebbero evitare pericolose analogie YouTube uguale bullismo, oppure parlare di Internet quando non sono in grado di farlo. O, peggio, demonizzando il fenomeno (Vespa docet).

Per non parlare delle istituzioni, capaci di spendere milioni di euro in cattedrali nel deserto come il portale Italia.it.

Ma c’è un altro aspetto, di cui purtroppo non ho sentito parlare durante la conferenza. Il ruolo degli operatori tlc. Tra tariffe poco trasparenti e servizi a singhiozzo, l’utente spesso non può accedere alla Rete e vivere una user experience soddisfacente. I suoi diritti vengono compromessi da una rete che non serve a dovere tutto il Paese, da call center pietosi, da un servizio post-vendita imbarazzante. A me è successo personalmente con Fastweb, tanto che ho dovuto avvertire Aduc per avere un consiglio su come muovermi.

Una verità non detta: il Paese più virtuoso d’Europa quanto a diffusione della banda larga (per la cronaca, la Svezia, secondo gli ultimi dati ACTA) lo è anche in virtù del fatto che lì l’operatore ex incumbent detiene una quota di mercato non superiore al 20% e che tutto il resto delle connessioni viene fornito da operatori alternativi.

Le ultime stime dicono che una decina di milioni di individui è oggi tagliato fuori da qualsiasi tipo di servizio Adsl. Codice Internet si farà portavoce anche dei loro bisogni?

Parlare della nuova cablatura di Milano come una mossa contro il digital divide, come ha fatto oggi l’assessore all’Innovazione Rossi Bernardi, è a dir poco fuorviante. Concentrare infatti interventi (e investimenti) solo a Milano e hinterland è una mossa che di fatto AUMENTA il digital divide tra Milano e il resto del Paese.

La verità è che ci vorrebbe un Renato Soru in ogni Regione italiana: solo così il problema potrebbe venir affrontato in modo soddisfacente, così come accade grazie al progetto Sardegna Digitale. Ci vorrebbero altri progetti come quello portato avanti dal Consorzio Sic-1 nelle Marche per la realizzazione di una dorsale locale di Rete. Speriamo che in un anno di tempo, ci sia modo di parlare anche di questo.  

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